Presentazione del progetto Parkinson all'Università degli studi di Pavia

Nella giornata di sabato 14 aprile 2018, presso l'aula Magna dell'Università degli studi di Pavia, in occasione del XVII° Congresso dell'Associazione Medica Italiana per lo studio dell'Ipnosi, siamo stati invitati a presentare il nostro progetto:

NUOVE TECNOLOGIE E LINGUAGGIO TERAPEUTICO ERICKSONIANO NEL TRATTAMENTO DEI CORRELATI PSICOLOGICI DELLA MALATTIA DI PARKINSON

E' stato un onore ed una gioia immensa poter intervenire per illustrare le nostre tecniche di intervento sulle sintomatologie fisica e  cognitiva nella malattia di Parkinson.

Giornata internazionale dell'epilessia - 12 febbraio 2018

Intervista dell'associazione "Forminlife" al nostro Specialista in Neurologia... 

 

"Grazie all’aiuto e alle competenze del Dottor Maurizio Cavallini, Medico, specialista in Neurologia proviamo a rispondere alle principali domande che spesso vengono poste".

Di seguito l’intervista:

 

D: Che cos'è esattamente l'epilessia?

     C'è ancora molta confusione su questo termine.

R: Una crisi epilettica è una scarica elettrica anomala, sincronizzata e prolungata di cellule nervose, che si manifesta con una grande varietà di sintomi neurologici. Il 5% di tutte le persone ha almeno una crisi convulsiva durante la sua vita, ma non è considerato affetto da epilessia: per porre questa diagnosi deve infatti essere documentata la tendenza al ripetersi delle stesse crisi.

A questo proposito, si parla di epilessia idiopatica o primaria quando la storia clinica e gli esami diagnostici non rivelano cause specifiche e di epilessie secondarie, quando vengono rilevate cause specifiche. E mentre la maggior parte delle epilessie idiopatiche è  dovuta a fattori genetici e metabolici (molti dei quali non del tutto conosciuti) e si manifesta in età infantile o adolescenziale, una grande parte delle epilessie secondarie si rivelano invece dopo i 40 anni (a causa di insulti a carico del sistema nervoso centrale, come  tumori, traumi cerebrali, ischemie o emorragie cerebrali, la trombosi dei seni cerebrali venosi...).

 

D:  Parliamo ora di crisi convulsive febbrili.

      Cosa sono?

R: In una piccola percentuale di bimbi (2-5%) possono verificarsi crisi convulsive in occasione di concomitanti eventi febbrili. Queste convulsioni sono più probabili nei bambini tra i 6 mesi e i 5 anni di età, con un picco durante il secondo anno di vita, in occasione ad esempio di comuni malattie nell’infanzia, come raffreddori, influenza...Nel corso di queste crisi il bambino può perdere conoscenza, con braccia e gambe che presentano movimenti involontari “a scosse”; meno comuni sono la rotazione degli occhi, l’irrigidimento degli arti o spasmi di un solo lato o parte del corpo (ad esempio un braccio o una gamba); in altri casi il bambino, qualche volta, può perdere conoscenza ma senza scosse o altri movimenti evidenti.

La maggioranza degli episodi convulsivi dura solo pochi minuti e si accompagna a febbri con temperature superiori a 38°C. Benché possano spaventare i genitori, episodi di breve durata (meno di 15 minuti) non sono causa di problemi di salute persistenti e non significano che il bambino soffra di epilessia (disturbo caratterizzato appunto da attacchi ricorrenti in assenza di febbre). Gli episodi che durano più di 15 minuti si risolvono di solito anch'essi positivamente, ma comportano un rischio maggiore di sviluppare una sindrome epilettica. In particolare, sono a maggior rischio di recidiva i bambini che:

  • hanno il primo episodio convulsivo prima dei 18 mesi
  • hanno famigliarità per questo disturbo
  • hanno convulsioni febbrili come primo segno di malattia
  • hanno un innalzamento febbrile relativamente modesto con la loro prima convulsione febbrile.

 

D:  Cosa fare in caso di un bimbo che presenti una crisi convulsiva in occasione di febbre?

R: È importante mantenere la calma (per quanto possibile, ovviamente), seguire le misure di primo soccorso e osservare attentamente il bambino.

Se il bambino ha convulsioni febbrili, sarà necessario:

  • Annotare l’ora di inizio dell’episodio.

 

  • Porre gradualmente il bambino su una superficie protetta come il pavimento o il suolo per evitare lesioni traumatiche.
  • Non contenere o tenere il bambino durante le convulsioni ma posizionare qualcosa di morbido sotto il capo.
  • La lingua NON rappresenta un problema durante la crisi, per cui NON mettere MAI le mani in bocca per “tirare fuori la lingua”
  • Posizionare il bambino su di un fianco dopo la crisi per evitare il rischio di inalazione (in caso di vomito) e per garantire la corretta respirazione.
  • Non inserire mai niente nella bocca del bambino: eventuali oggetti possono ostruire le vie aeree e ostacolare la respirazione!

 

D:  Quando è opportuno chiamare il medico?

R: Dopo un primo episodio convulsivo è prudente, in ogni caso, contattare il pediatra il prima possibile, anche se dura solo pochi secondi. Sarà il pediatra (qualora ritenuto opportuno e non sistematicamente), ad inviare il bimbo a consulenza specialistica (neuropsichiatra infantile) e/o predisporre eventuali accertamenti (elettroencefalogramma, esami ematochimici, risonanza magnetica dell'encefalo, etc..)

 

Quando invece è opportuno ricorrere al pronto soccorso?

Sarà opportuno ricorrere alla valutazione urgente in pronto soccorso essenzialmente nelle seguenti circostanze:

-se l’episodio dura più di 5 minuti

-se l’episodio è durato meno di 5 minuti ma il bambino non sembra riprendersi rapidamente,

-se le convulsioni durano più di 10 minuti o sono associate a vomito, collo rigido, problemi respiratori, sonnolenza estrema,


Concludiamo con qualche consiglio sulla prevenzione.

Gli esperti raccomandano che i bambini colpiti da uno o più episodi non assumano nessuna terapia anticonvulsivante a scopo preventivo, poiché gli effetti collaterali dell’assunzione giornaliera di tali farmaci superano qualunque eventuale beneficio. Ciò è particolarmente vero dal momento che la maggioranza delle convulsioni febbrili è di breve durata e priva di rischi.

Se il bambino ha la febbre si ricorre in genere alla somministrazione di farmaci antipiretici.

Nei soggetti con una particolare predisposizione possono essere somministrati farmaci come il diazepam, che può abbassare il rischio di una recidiva ed è generalmente ben tollerato (benché occasionalmente possa causare sonnolenza, mancanza di coordinamento o, paradossalmente, iperattività). 

Poiché infine episodi convulsivi di durata molto lunga hanno maggiori probabilità di determinare lesioni e un rischio aumentato di epilessia, alcuni medici possono prescrivere farmaci antiepilettici veri e propri a questi bambini per prevenire convulsioni protratte.

 

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Dr. Maurizio Cavallini

Medico specialista in Neurologia

Studio Mind di Asti

 

La perdita prenatale

Ottobre è il mese dedicato alla sensibilizzazione sulla perdita perinatale
Dal 2007 CiaoLapo è promotore per l'Italia e coordina le attività di informazione, formazione e promozione sociale e culturale in numerose città.

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Il 9 ottobre 2017 l'editore Asian Journal of Science and Technology ha pubblicato il nostro articolo dal titolo "JOINT INTERVENTION OF rTMS AND HYPNOTIC PSYCHOTHERAPY IN WOMEN WITH A DIAGNOSIS OF ANOREXIA NERVOSA".

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