Biofeedback

Il Biofeedback è una tecnica che permette di modificare la propria attività fisiologica, con lo scopo di migliorare la salute della persona o di incrementarne le prestazioni (professionali o sportive).

Vengono utilizzati apparecchi che misurano e mostrano in tempo reale sullo schermo di un pc informazioni riguardo alla propria fisiologia (es. onde cerebrali, frequenza cardiaca, respirazione, tensione muscolare, ecc.). Tali informazioni permettono di modificare il funzionamento fisiologico del soggetto (grazie ai cambiamenti nel pensiero, nelle emozioni o nel comportamento), generando perciò una riduzione della sintomatologia legata ad alcuni specifici disturbi, oppure permettendo di ottenere prestazioni superiori. Man mano che la persona progredisce con l’apprendimento, questi cambiamenti si strutturano e radicano nel tempo senza la necessità di utilizzare ulteriormente le strumentazioni di Biofeedback.


 Neurofeedback

Il Neurofeedback è una procedura di autoregolazione attraverso la quale le persone possono imparare a gestire la propria attività cerebrale, influenzando il sistema nervoso centrale e regolando così il proprio stato mentale, grazie ad un feedback che proviene dall’elettroencefalogramma.

 HRV Biofeedback

Nell’ultimo decennio, all’interno dei protocolli di Biofeedback, si sono sviluppate diverse applicazioni per l’analisi della variabilità della frequenza cardiaca (heart rate variability, HRV) soprattutto nelle diverse pratiche dello sport.   La grande novità rispetto al biofeedback tradizionale sta nel fatto che può essere impiegato per valutare in modo estremamente sensibile lo stato di salute fisica e psicologica di un individuo.

I diversi indici che si possono ottenere analizzando la variabilità cardiaca permettono di valutare in modo non invasivo l’attività del sistema nervoso autonomo. La possibilità non solo di conoscere l’equilibrio dinamico delle parti del sistema nervoso autonomo e di poterle influenzare, ha portato allo sviluppo di training di Biofeedback della variabilità della frequenza cardiaca (HRV Biofeedback).



Disturbi trattati

Acufene

Per acufene, o tinnitus aurium, si intende un rumore che viene percepito anche in assenza di stimolazione esterna. Esso può derivare da molteplici cause, non solo di natura nervosa ma anche somatica, come ad esempio disfunzioni mandibolari, cervicali, odontoiatriche. In molti casi, l’eziologia riguarda anomalie neurofisiologiche a carico della coclea, organo deputato alla trasduzione del segnale acustico (da meccanico a elettrico). A sua volta, un malfunzionamento della coclea determina a livello centrale un’alterazione dell’equilibrio eccitatorio e inibitorio nella corteccia uditiva. Ciò causa l’acufene come risultato sul piano percettivo.

L’acufene comporta generalmente un deterioramento della qualità di vita, con problemi inerenti principalmente la sfera del sonno e tutte quelle situazioni che implicano il rilassamento.

Il biofeedback può essere utilizzato in fase di valutazione, per comprendere la condizione neurovegetativa del paziente, tramite un assessment psicofisiologico. Ciò è particolarmente utile essendo assodato che questo problema può innescare problemi di ansia e talvolta anche di depressione.

Inoltre, un training di biofeedback può consentire al paziente di dissociare l’acufene dalla reazione emozionale da esso generato, permettendo di interrompere il circolo vizioso tra reazione emozionale e incremento dell’acufene.

Evidenze scientifiche mostrano che l’acufene è associato ad alterazioni nell’EEG. In diversi casi, il training di neurofeedback può contribuire ad un riequilibrio delle onde cerebrali, normalizzando l’attività neuroelettrica riconducendola a un quadro sovrapponibile a quello di coloro che non percepiscono l’acufene.

Nel nostro studio questa tecnica è affiancata ad un trattamento con Stimolazione Magnetica Transcranica. Insieme risultano assai performanti e risolutivi nel problema dell’acufene.

 ADHD

Il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD, acronimo inglese che indica Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disturbo dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato, secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders (DSM-V), da inattenzione e impulsività-iperattività. Da un punto di vista neuropsicologico è associato a un deficit delle funzioni esecutive. In particolare, questa problematica tipica di bambini e adolescenti (ma presente anche negli adulti) è caratterizzata dall’incapacità di portare a termine in modo adeguato compiti scolastici e lavorativi che richiedono un certo sforzo mentale (spesso giudicati noiosi e poco stimolanti). Sovente questi bambini, che possono essere anche molto creativi e intelligenti, sono considerati svogliati e poco motivati in quanto le altre abilità cognitive risultano inalterate.

Numerosi autori concordano sulla maggior efficacia degli interventi combinati, in particolar modo quelli multimodali che comprendono l’intervento psicologico, comportamentale e farmacologico.

Per quanto riguarda il trattamento comportamentale, diverse ricerche hanno evidenziato, tramite elettroencefalografia quantitativa (qEEG) e altre tecniche di neuroimaging, che le persone con sintomatologia ADHD mostrano un’alterazione dell’attività cerebrale. Il neurofeedback (NFB) è un training comportamentale che permette di allenare l’attività corticale al fine di riportare l’attività cerebrale a una maggiore funzionalità. Esso si è dimostrato molto efficace nel miglioramento dell’attenzione e dell’impulsività nei bambini con questo tipo di disturbo.

 

Cefalee

Per cefalea si intende un dolore assai frequente che affligge comunemente una percentuale significativa di popolazione.

Esiste una distinzione fondamentale tra cefalee primarie e cefalee secondarie.

Le cefalee secondarie sono quelle forme di dolore al capo sintomatiche di una specifica patologia sottostante che induce il sintomo dolore (es. meningite, sinusite acuta, tumore cerebrale, ecc.). Le forme di cefalea primaria sono invece quelle forme di cefalea che non hanno una causa sottostante e che rispondono a precisi criteri classificativi stabiliti dalla International Headache Society.

Le forme di cefalea di più comune riscontro nella pratica clinica sono le forme emicraniche (con e senza aura) e le forme di cefalea tipo tensivo.

Il biofeedback e le terapie comportamentali rappresentano interventi terapeutici molto importanti per il trattamento sia delle forme di cefalea di tipo tensivo, sia di quelle emicraniche, in particolare perché permettono la regolazione della attività del sistema nervoso autonomo.

Vi sono parametri psicofisiologici specifici che sono coinvolti nello sviluppo e nel mantenimento del sintomo cefalea, come la tensione muscolare (sEMG), la temperatura periferica e la vasodilatazione periferica (BVP).

L’applicazione del biofeedback e di altre metodiche comportamentali nel trattamento delle cefalee tipo tensivo e nell’emicrania ha dimostrato, in diversi studi internazionali, una efficacia clinica significativa (>50% di riduzione in frequenza e intensità degli attacchi).

Avendo il biofeedback dimostrato un livello di efficacia pari a 4/5, tale intervento è raccomandato per il trattamento della cefalea tipo tensivo e delle forme emicraniche in diverse linee guida tra cui quelle della American Academy of Neurology.

 

Gestione dello Stress

Poiché la reazione da stress attiva fortemente il sistema nervoso autonomo, il biofeedback è uno degli strumenti più adatti per la gestione dello stress.

Infatti, i sintomi che accompagnano lo stress cronico sono spesso associati a uno stato di iper-attivazione fisiologica e/o a una riduzione dell’attività parasimpatica/vagale. Inoltre, la capacità di recupero psicofisiologico dopo un evento stressante è un altro fattore fondamentale nella gestione dello stress.

Il biofeedback costituisce un’esperienza di apprendimento che permette alla persona di migliorare allo stesso tempo l’equilibrio fisiologico di base e potenziare la propria capacità di recupero.

Dopo un profilo psicofisiologico dello stress è possibile personalizzare il training di biofeedback in base al modo di rispondere allo stress di ciascun individuo.

 

Depressione

Molti studi hanno dimostrato l’efficacia del Neurofeedback nel trattamento della depressione: questa tecnica, infatti, permette un aumento della flessibilità mentale, laddove invece il disturbo causa la persistenza di un unico stato mentale. Richard Davidson, dell’università del Winsconsin, ha scoperto una asimmetria nell’attività elettrica dei due emisferi cerebrali, in presenza di questa patologia. Egli ha osservato che, insegnando ai pazienti a riportare l’attività elettrica dei due emisferi ad uno stato normale, la depressione migliorava e tale miglioramento era stabile ancora dopo 6 anni.

Il Biofeedback della variabilità cardiaca si usa in quanto si è osservata una stretta correlazione tra bassa variabilità cardiaca ed emozioni negative quali appunto la tristezza. L’incremento della variabilità cardiaca aumenta la capacità del paziente di controllare i suoi stati d’animo e gli permette di sperimentare un senso di efficacia e controllo molto importanti per il ritorno ad uno stato di salute e benessere. Tali terapie si possono anche associare al trattamento farmacologico a base di serotoninergici ed a psicoterapie cognitive o interpersonali qualora ciò fosse necessario.

il Neurofeedback e il Biofeedback della variabilità cardiaca vengono utilizzati per il trattamento delle sindromi depressive in quanto privi di effetti collaterali ed utilizzabili anche in quei pazienti che non desideravano sottoporsi ad una psicoterapia.

 

Ansia

biofeedback, in particolare quello termico, si è dimostrato efficace nel ridurre i sintomi d’ ansia: esso insegna alla persona ad indurre volontariamente uno stato psicofisico di rilassamento che si sostituisca allo stato ansioso. Il ricorso a questo trattamento nasce dall’esperienza di Mittelmann per il quale le variazioni affettive negative come l’ansia, la rabbia, l’ostilità, sono accompagnate da diminuzione della temperatura delle dita; la temperatura invece si mantiene elevata quando il soggetto è rilassato. Esiste quindi un rapporto preciso fra tensione emozionale e temperatura delle dita, come fra la caduta della temperatura e l’entità dell’ansia. La temperatura della cute è quindi un indicatore obiettivo del livello di stress del soggetto.

Anche il biofeedback della conduttanza cutanea è stato utilizzato con successo nel trattamento e nella gestione di problemi relazionabili all’ansia e di molteplici problemi e disturbi psicologici e psicosomatici.

 

Attacchi di panico

La ricerca sul Biofeedback ha dimostrato l'impressionante efficacia di un tipo particolare di protocollo di Biofeedback nel trattamento dei pazienti con Attacchi di Panico (ADP), definito "Biofeedback Respiratorio".

Grazie alle registrazioni con le apparecchiature di Biofeedback si individuano le irregolarità e le alterazioni delle funzioni fisiologiche legate alla condizione patologica, nel caso specifico quelle cardio-respiratorie (ma non solo) legate alla predisposizione e all'insorgere degli ADP; una volta individuate le irregolarità inizia il vero e proprio training di Biofeedback, che consiste in una serie di attività volte a consentire al paziente di imparare a riconoscere le alterazioni fisiologiche interne in tempi rapidi e a correggerle volontariamente, bloccando alla radice il meccanismo psicofisiologico che porta all'innesco degli Attacchi di Panico.

 

Disturbo Ossessivo Compulsivo

È stato riscontrato che tale disturbo può avere una base biologica, determinata da una disfunzione nella trasmissione della serotonina nel cervello e – o una base sociale, determinata da comportamenti acquisiti.

Nell’ambito della terapia cognitivo – comportamentale si è dimostrato particolarmente efficace il Biofeedback elettromiografico, della conduttanza cutanea e della temperatura, tramite cui si cerca di insegnare al soggetto a rimanere in uno stato di rilassamento in modo da avere un maggiore controllo quando l’organismo è maggiormente attivato. Inoltre, molto efficace è risultato essere anche il Neurofeedback tramite la manipolazione di parametri che permettono un maggiore rilassamento mentale.

 

Disturbo Postraumatico da Stress

Particolarmente efficace per ridurre questa sintomatologia sembra essere il Neurofeedback, che, tramite rilevazione dell’attività mentale, permette di lavorare su quei parametri che sono associati alla concentrazione, irritabilità, emozioni negative e rilassamento mentale. Il Biofeedback termico ed elettromiografico aiutano a rilevare modificazioni della temperatura corporea e dell’attività muscolare e in questo modo permettono di migliorare il controllo dei parametri fisiologici e di instaurare un generico stato di rilassamento.

 

Incontinenza Urinaria

Il Biofeedback è un trattamento raccomandato per la riabilitazione dei muscoli e l'inibizione della vescica per i pazienti con incontinenza da sforzo, da stimolo e mista.

Il biofeedback utilizza stimoli visivi o sonori per fornire ai pazienti informazioni sulla loro attività fisiologica (uso della muscolatura, contrazione, controllo degli sfinteri). Sonde anatomiche, inserite in retto o vagina, trasformano l'attività muscolare in segnali visivi o sonori, la cui intensità indica la forza di contrazione.

Gli studi, che hanno adottato protocolli differenti su vari tipi di pazienti e con diverse tecniche, indicano percentuali di miglioramento oscillanti dal 54% all'87%. Alcuni protocolli prevedono solo una misurazione per il rinforzo della muscolatura pelvica, altri più di una, ad esempio l'attività dei muscoli addominali e del detrusore. La forma di biofeedback più efficace è quella che rinforza le contrazioni della muscolatura pelvica inibendo contemporaneamente la contrazione dei muscoli addominali e del detrusore.

Recentemente è stata dimostrata la superiorità della riabilitazione pelvica associata al biofeedback sulla sola farmacoterapia con ossibutinina.

 

Miglioramento delle performance nello sport, nel lavoro, a scuola

Alta prestazione

La Peak Performance consiste nel raggiungere quello stato psicofisiologico che consente di eseguire una prestazione al massimo delle nostre potenzialità senza uno sforzo eccessivo (stato di flow).

Questo avviene nel momento in cui una persona riesce a gestire i momenti stressanti sia dal punto di vista cognitivo che emotivo, ottimizzando le proprie potenzialità.

Diversi studi hanno dimostrato che queste abilità possono essere insegnate ed apprese anche attraverso il biofeedback.

Il training di biofeedback sviluppa la consapevolezza e la capacità di autogestione dei processi emotivi attraverso una regolazione consapevole dei parametri fisiologici.

Questo è consentito da un feedback visivo delle reazioni psico-fisiologiche momento per momento in diverse situazioni impegnative.

Quando si lavora sulla Peak Performance biofeedback e neurofeedback vengono integrati al fine di consentire alla persona di regolare le emozioni, focalizzare l’attenzione e